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| I 5 PRINCIPI REIKI "Milano 30/04/2007" I 5 principi Reiki costituiscono l’essenza filosofica del Maestro Usui nel metodo Reiki. Sono tratti dalle 125 poesie dell’Imperatore MeiiJi. (Imperatore del Giappone vissuto tra la Prima metà del 1800 e i primi del 1900). Conosciuto sopratutto perché nel 1878 decretò la scelta impopolare di estinguere la casta dei Samurai. Tuttavia in seguito si rivelò essere un uomo dotato di grande saggezza e cultura. I 5 Principi dovrebbero essere interiorizzati e vissuti come modello di vita di ogni praticante Reiki.
- La dicitura “solo per oggi”: vuole portare l’attenzione a vivere il presente nel “qui e ora” Senza pensare al passato che è già trascorso e neppure al futuro perché deve ancora accadere, ma spinge la propria concentrazione su se stessi e sul lavoro che si sta svolgendo in quel momento per ogni attimo della propria vita. - Non mi arrabbio: La collera è un atteggiamento di reazione di fronte a un pericolo, o a una ingiustizia, oppure nasce da un nostro modo di osservare l’esistenza da un punto di vista soggettivo e personale. Si reagisce con rabbia quando qualche cosa non risolta riaffiora nella nostra mente influenzando il nostro stato d’animo, se invece di irritarci con la persona o la situazione che ha stimolato la rabbia cercassimo di incanalare l’energia risolvendo dentro di noi la causa scatenante, vedremmo dissolvere alla luce della consapevolezza tutta l’energia distruttiva e incatenante dei nostri schemi mentali come un ombra che scompare alla luce del sole. - Non mi preoccupo: Pre-occuparsi significa occuparsi dell’evento prima che accada e quindi proiettare nel futuro le nostre paure; oppure rimanere in apprensione per un qualcosa già successo, quindi passato. Questo non ci permette di vivere nel totale presente creando così ulteriore bagaglio Karmico che si andrà ad aggiungere alla ruota di reincarnazioni che ogni anima attraversa prima di realizzare la liberazione. (Illuminazione). - Sono pieno di gratitudine: Indica la gratitudine verso la vita espressa sotto ogni sua forma, sia essa vita minerale, vegetale o animale. Il semplice fatto che una forma di vita sia meno evoluta di noi non ci dà il diritto di distruggerla. Poiché il rispetto per la vita ( la creazione) si traduce automaticamente con il rispetto verso Dio (il suo creatore) E poiché l’uomo non è altro che una scintilla divina incarnata nella materia inconsapevole del suo splendore. La gratitudine verso la vita si può interpretare come rispetto verso se stessi. - Svolgo il mio lavoro con dedizione: Questo principio ha in realtà due significati, si riferisce sia ad un lavoro materiale per il sostegno della vita, e un lavoro più spirituale come crescita personale. Lavorare onestamente significa non danneggiare o sopraffare gli altri a proprio beneficio e chiedere il giusto onere, vale a dire ne più ne meno di quello che ci si aspetta per il lavoro svolto. La crescita personale e riferita alla costanza e devozione che ogni ricercatore dovrebbe mettere nel lavorare su se stesso attraverso le pratiche spirituali, e soprattutto a mettere in pratica gli insegnamenti spirituali nella vita di tutti i giorni. - Sono gentile verso le persone: Anche in questo caso il richiamo alla legge Karmica è evidente, se vogliamo che le altre persone siano gentili e rispettosi nei nostri confronti, dobbiamo necessariamente essere noi i primi a rispettare gli altri. poiché la vita risulta essere uno specchio sulle nostre azioni, riflettendo nel quotidiano la realtà realizzata precedentemente. Marco Milione |
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