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IL BUDDHISMO la strada verso l'illuminazione
In occidente il Buddhismo è spesso considerato come una religione in cui la contemplazione monastica è di fondamentale importanza; non propone un Dio originale da adorare, ma va oltre tutte le nostre creazioni razionali, creazioni di divinità. Insegna che la divinità è in noi e che tutti possono intraprendere la strada verso l’Illuminazione, una strada non ideologica e intellettuale, ma una via di esperienza diretta e personale. Il Buddhismo è vivere attraverso l’esperienza, non attraverso rivelazioni; può indicare la via, ma è l’individuo che deve viverla e percorrerla; ed è solo conoscendo se stesso che può conoscere la Verità Ultima (illuminazione) che è insita in ogni cosa che pervade l’intero universo. Questa pratica ebbe immediato successo, poiché in India, intorno al 2500 a.C. regnava la religione vedica, impermeata sul modello delle caste e basata sul sacrificio (yajna) che ricordava quello di Purusha, l’uomo perfetto, il quale portò alla vita il mondo. Il sistema delle caste è ancora oggi predominante in India e ciò è reso tollerabile dalla convinzione che negli uomini vi sia un’anima immortale o Atman, la quale rinasce milioni di volte, in molte forme, secondo la legge del Karma che prevale nell’universo. Dal sacrificio di Purusha aveva tratto origine il tutto e i rituali compiuti dai sacerdoti detti Brahmani riproponendo tale sacrificio primordiale, erano considerati veri e propri atti di creazione. La loro potenza era reputata tale da poter piegare gli stessi dei alla volontà del celebrante. Durante i sacrifici si inebriavano di Soma, la “ medicina dell’Immortalità “, Agni dio del fuoco, portava le offerte nell’aldilà e si accompagnavano con canti sacri , i Mantra, come simbolo di collegamento tra cielo e terra. Il Mantra più conosciuto che rappresenta tutt’oggi la parola più sacra per gli indù, seme di tutti i Mantra, è l’AUM . Il 3 rappresenta la trinità degli dei della creazione, della conservazione e della distruzione, l’”O” è il silenzio del contatto con Dio. I testi sacri recitati durante i sacrifici solo dai Brahamani ,erano detti Veda. Le divinità principali furono Shiva , Vishnù, e Brama. A causa delle eccessive elucubrazioni sull’atto sacrificale, la religione vedica , intorno al VI° sec. a. C. conobbe la sua decadenza. Così il Buddhismo iniziò storicamente nell’India sett. intorno al VI° sec. a.C. quando un uomo di nome Siddhartha Gautama raggiunse l’Illuminazione, la Verità Ultima, attraverso la quale gli uomini sono liberati dal ciclo della rinascita. Divenne il Buddha il “Risvegliato” e insegnò agli uomini la strada per sottrarsi alla rinascita e alla sofferenza. Il Buddha nacque nel VI° sec.a.C.( intorno al 500 a.C.) nella città di Kapilavatsu a nord dell’India, nell’attuale Nepal. Apparteneva alla nobile famiglia degli Shakja, fu chiamato Siddhartha, “colui che ha raggiunto lo scopo” . La leggenda narra che il Principe Siddhartha , dopo una serie innumerevole di esistenze in forma animale , umane e divine, condotte compiendo azioni compassionevoli verso ogni essere vivente, fosse giunto all’ultima incarnazione durante la quale, per i meriti acquisiti , avrebbe conseguito l’Illuminazione e predicato la dottrina che a essa conduce. Si narra che egli , prima di nascere come Siddhartha risiedesse nel cielo Tushita, luogo in cui gli dei vivono nella perfetta beatitudine. Qui ,essendo maturato il tempo dell’ultima esistenza, decise di venire al mondo. La tradizione buddhista non si discosta da quelle di altre religioni nella narrazione della nascita del Buddha: spesso accade che fondatori di religioni, o santi particolarmente venerati siano immaginati venire al mondo attraverso un concepimento verginale. Infatti il concepimento avvenne mediante un sogno della regina madre Maya la quale vide un elefante bianco a sei zanne che penetrava nel suo ventre attraverso il fianco destro. Altrettanto prodigioso fu il parto assistito da due divinità del pantheon brahmanico, Brahma e Indra che accoglie il piccolo su un candido panno a significare che la nascita di Siddhartha è un evento che coinvolge , non solo il genere umano, ma l’intero cosmo. Dinnanzi al Buddha nascente si prostrarono gli dei poiché attendevano con ansia la predicazione della sua legge che li renderà finalmente liberi. Secondo questa teoria, tutte le creature sono soggette alla rinascita, lo stato divino è la ricompensa per azioni meritevoli compiute in vite precedenti, ma resta sempre una condizione transitoria e impermanente. Siddhartha aveva sul corpo segni straordinari che lasciavano intuire la sua grandezza; i brahmani interpretandoli predissero al re padre Shuddhodana che il bambino, qualora fosse rimasto nel mondo, sarebbe diventato un Chakravartin, cioè un sovrano universale; se diversamente, nel corso della sua esistenza avesse deciso di abbandonare la vita agiata del palazzo reale , per intraprendere un sentiero di rinunce e la vita dell’ascetismo, avrebbe raggiunto lo stato di Buddha perfettamente compiuto. Spaventato da questa profezia il re cercò di evitare a Siddhartha il contatto con il mondo esterno e l’avere esperienze dolorose affinché il suo animo non venisse turbato da tutto ciò. Il principe crebbe nel lusso e nei piaceri più raffinati completamente ignaro delle durezze dell’esistenza: All’età di sedici anni, superando una prova con l’arco ottenne in premio la mano della bella Yashodhara, sua coetanea, nipote di Maya,, anch’essa appartenente alla stirpe degli Shakya . Dal loro matrimonio nacque l’unico figlio Rahula. Continua la leggenda, narrando che,un giorno, ascoltando il canto malinconico di una donna che ricordava paesi lontani, il Principe Siddhartha fu preso dal desiderio di conoscere il mondo al di là delle mura del palazzo reale.Da questa vicenda nascono i quattro incontri fondamentali del Principe che determinarono il cambiamento della sua esistenza: la vecchiaia,la malattia , la morte e l’ascetismo. Shuddhodana acconsentì alle richieste del principe , organizzò delle visite nella città e raccomandandosi di renderle , piacevoli intimò di allontanare gli anziani, i poveri e i malati poiché con le loro miserie avrebbero potuto creare inquietudine e smarrimento nel cuore del figlio. Durante una di queste uscite Siddhartha si imbattè, per la prima volta negli aspetti più dolorosi della realtà , la cui conoscenza , fino ad allora, gli era stata evitata dalle mille precauzioni paterne. Vide tra la folla la figura di un vecchio , di un malato e un corteo funebre: fu la rivelazione improvvisa dell’esistenza del dolore. L’animo del principe era stato profondamente colpito e a nulla valsero le feste e le lusinghe di cui Shuddhodana lo ricopriva. Si narra che durante una successiva uscita Siddhartha giungesse in un luogo dove i contadini erano intenti alla lavorazione dei campi; viene colpito dai buoi affaticati, dagli insetti uccisi durante il passaggio dell’aratro e da quegli uomini stremati dalla fatica, dalla pelle screpolata dal vento, il cui sudore scorreva lungo le membra, percepì che ogni cosa intorno a lui fosse penetrata dal dolore e provò per tutto ciò un’intensa pietà. Invaso da tale sentimento compì la sua prima meditazione “sul sorgere e sul venir meno delle creature” in tal modo la sua mente si quietò. Fece il suo quarto incontro : vide un uomo i cui capelli e la cui barba erano rasati , indossava la veste monacale e teneva in mano una ciotola camminando con lo sguardo rivolto a terra. Era un’asceta. Pensò che ciò potesse significare la liberazione dalla sofferenza e lasciò il palazzo. Visse per sette anni nella foresta, vicino a maestri ed asceti , sottoponendosi a privazioni,digiuni e sofferenze di ogni genere praticando l’ascesi e la meditazione; tali tecniche di tipo yogico venivano osservate dai ricercatori per raggiungere la Verità e avevano lo scopo di sottrarre l’uomo alla condanna del SamsKara , il ciclo cosmico della morte e della rinascita. Però, Siddhartha non cercava una individuale salvezza, ma una via da indicare agli uomini per eliminare il dolore e conseguire la pace. Le veglie, i digiuni mai praticati con tanta intensità dagli asceti che lo avevano preceduto, spossarono il suo corpo e annientarono ogni capacità di pensiero. Si convinse che attraverso le penitenze corporee non avrebbe mai ottenuto la conoscenza e il logorio dell’organismo non approdava a una maggiore luce dello spirito, ma aveva come effetto l’umiliazione del corpo. Allo stremo delle forze riprese a nutrirsi per recuperare le energie perdute . I cinque monaci che affascinati dalle eccezionali penitenze di lui, lo avevano seguito e venerato come un maestro , rimasero delusi da questa improvvisa rinuncia alle mortificazioni fisiche e apparve ai loro occhi, come un allontanamento dalla retta via, perciò lo abbandonarono. Siddhartha comprese che non erano le mortificazioni e la rinuncia al mondo a portare alla realizzazione e per la seconda volta, nella sua vita, ebbe il coraggio morale di ricominciare dal principio a cercare la Verità. Incominciò a vivere normalmente continuò la ricerca e comprese come la Via che poteva portarlo alla conoscenza di sé , alla Verità nascosta dalla sua ignoranza non fosse appunto, la mortificazione del corpo, quanto la meditazione profonda. Abbandonò completamente il palazzo reale: la manifestazione di diversi prodigi videro il favore del mondo universale. Si diresse verso la regione delle foreste , scambiò le sue vesti principesche con gli abiti grossolani di un cacciatore, si tagliò i capelli con la spada e abbracciò la vita ascetica. Si compiva così la Grande Partenza da Kapilavatsu, uno degli eventi decisivi nella vita di Gautama. Da questo momento divenne Shakyamuni ,”l’asceta degli Shakya” dal nome della stirpe a cui apparteneva. Il futuro Buddha inizia così la sua nuova esistenza , alla ricerca di un maestro spirituale che potesse guidarlo sulla via della salvezza. Si narra che giunto dinnanzi ad un albero di pipal (ficus religiosa) il cosiddetto albero della Bodhi e compiuti sette giri intorno al suo tronco in segno di rispetto, in posizione yogica , su un fascio di erba Kusa ,offerto da un contadino ,pronunciò questo supremo voto:” io non mi scioglierò da questa posizione in terra fin quando non sarò giunto a compiere ciò che devo compiere” (Ashvaghosha, Buddhacharita ,XII ) . L’albero è un simbolo importante nella vita del Buddha : la nascita, la prima meditazione, il raggiungimento della Bodhi, il parinirvana; nella cultura indiana ogni arbusto è abitato da uno spirito Yakha, le sue radici affondano nel cuore della terra e i suoi rami si protendono verso il cielo, collega le sfere sotterranee e le sfere celesti e segnala con la sua presenza il centro dell’universo ,il punto immobile intorno al quale tutto ruota e diviene. Gautama dopo aver percorso tutti gli stadi della meditazione e aver ottenuto la piena conoscenza delle sue anteriori esistenze e di quelle di tutti gli esseri, intuite le cause del dolore e individuato il metodo per annientarlo, alle prime luci dell’alba divenne finalmente BUDDHA l’ILLUMINATO. Si racconta che Mara , il dio del male e della morte,il tentatore, il demone il cui regno si estende nei cieli, sulla terra e nel sottosuolo e su tutta la sfera dei desideri e dei piaceri sensuali era riuscito a insinuare nella mente del Buddha il dubbio e il timore di trovare incomprensione presso gli uomini. L’intervento del dio Brahma è stato fondamentale poiché riuscì dove gli altri dei fallirono e convinse il Buddha a divulgare il suo insegnamento. Si recò a Benares per cercare quei cinque discepoli , compagni di tanti anni di ascesi, deciso a comunicare loro la Verità. In principio non furono contenti di questo incontro, ma il suo aspetto luminoso , segno della saggezza ormai raggiunta , riuscì a conquistarli ed essi resero omaggio e venerazione al Buddha come un maestro. Gautama chiarì i motivi della sua rinuncia all’ascesi che non era stata causata dal desiderio , come essi avevano erroneamente creduto, ma sottolineò la necessità di tenersi lontano dai due estremi e di seguire la “Via di Mezzo” , l’unica in grado di portare alla quiete e all’Illuminazione . Infatti nella sua esperienza né il piacere, né la mortificazione furono utili al suo scopo. Annunciò loro di essere diventato il Tatha-Gata , il “Perfetto” e di essere venuto ad insegnare la dottrina della Verità. Il discorso che il Buddha tiene dinnanzi ai compagni di un tempo è ricordato come Predica di Benares ed è definito il “discorso sulla messa in moto della ruota della Legge “ e contiene i principi dogmatici del Buddhismo . Predicò che l’origine del dolore risiedeva nella sete di esistenza e nel desiderio , fattori che causano la rinascita il cui metodo per la soppressione è chiamato “ Via di Mezzo “ o “ Ottuplice Sentiero “. Dopo questo sermone i discepoli si convertirono e ricevettero l’ordinazione monastica dando origine al primo nucleo di comunità buddhista : il sangha Fu un periodo funestato da gravi e luttuosi avvenimenti politici, che lui stesso aveva previsto, che portarono la distruzione quasi completa del suo popolo. Il Buddha continuò ad insegnare la sua dottrina fino agli ultimi giorni della sua vita; giunto nei pressi di Kushinagara venne ospitato da un fabbro che gli offrì da mangiare ; regola vuole che un monaco non può rifiutare nessun alimento che viene offerto nella ciotola delle elemosine. Ma da lì a poco ebbe dei forti dolori. In fin di vita raggiunse il fiume Hirannavati e fermatosi nel parco di alberi sala chiese che gli venisse preparato un giaciglio tra due alberi per riposare. Si distese sul fianco destro con il capo rivolto a settentrione, nella” posizione del leone” ; dai due alberi cadde una pioggia di fiori che in breve coprì il corpo del Beato che entrò nel parinirvana stato supremo dell’annientamento del dolore.Per la cerimonia funebre ,secondo quanto ci è tramandato dalla tradizione leggendaria,furono osservati i rituali eseguiti per le esequie dei sovrani universali. La salma fu vegliata per sette giorni e le spoglie terrene del Buddha vennero portate nel luogo della cremazione. Il cadavere fu lavato con acqua calda e profumata, e avvolto in 500 vesti di cotone e posto in una bara d’oro ripiena di olio, inserita in una seconda bara di ferro, rivestita a sua volta di una cassa di legno. Il feretro fu collocato su una pira funeraria composta di legni odorosi cosparsi di unguenti e profumi .I resti del Buddha vennero posti in un’urna circondata da una siepe di giavellotti posta sotto la custodia di alcuni arcieri .
LA DOTTRINA BUDDHISTA
LE QUATTRO NOBILI VERITA
L'OTTUPLICE SENSIERO O VIA DI MEZZO
LE PRINCIPALI FORME DI BUDDHISMO
LA MEDITAZIONE ZEN
LA REI DO ZEN
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