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DISCIPLINA SPIRITUALE

A cura di Marco Milione (Milano 2006)

Sicuramente la prerogativa più importante che dovrebbe caratterizzare la comune esistenza di un aspirante nel percorso spirituale è la costanza nella pratica. Sia che riguardi il Reiki, la Meditazione, lo Yoga, o qualsiasi altra tecnica di ricerca interiore. Non può esistere cambiamento nella nostra vita senza aver prima dato prova a noi stessi e all'universo circostante di voler veramente modificare il contesto esistenziale in cui ci si trova, dimostrando con i fatti di sintonizzarci sulla frequenza del rinnovo e questa azione deve partire inizialmente dal modo di porsi nel nostro essere.

Se svolgiamo una vita insoddisfacente per tutta una serie di situazioni che possono andare dal rapporto sentimentale che non funziona, al lavoro che che non ci piace, oppure a problemi di salute fisica e siamo intenzionati a cambiare strada la prima cosa da fare e delegare al nostro presente l'eventuale cambiamento con la semplice azione  di Volontà. Per esempio un esercizio semplice e valido potrebbe essere decidere di andare a correre per venti minuti al giorno dedicando lo sforzo dell'attività fisica alla volontà di cambiare, mantenendo vivo quel desiderio sincero dentro di noi. Immaginando di compiere tale fatica con il fine di lavorare sulla problematica. E un metodo eccellente se praticato con costanza e fiducia; ovviamente questo non basterà per lavorare su di se a livello spirituale, ma sicuramente condizionerà la nostra mente focalizzando l'obbiettivo sulla frequenza di guarigione attraendo così situazioni, persone e pratiche favorevoli alla nostra evoluzione. Non conta ciò che pratichiamo ma l'atteggiamento che si utilizza nella pratica che fa la differenza.

La disciplina spirituale diventa relativa se non è sostenuta da una sincera e devota aspirazione personale, altrimenti si corre il rischio di delegare alla tecnica la responsabilità della riuscita, ma non è così. Esistono due categorie di praticanti spirituali e sono: "I tecnici e i Ricercatori". I tecnici sono coloro che si affidano totalmente alla tecnica nella pratica di ricerca interiore, pensando che basta quella per raggiungere grandi stati di evoluzione. Ma la tecnica fine a se stessa ci porta fino ad un certo punto del percorso interiore; oltre al quale non vi è più possibilità di trascendere la razionalità dell'Io sono a causa dei preconcetti egoici del praticante.

Mentre i Ricercatori sono coloro che praticano la tecnica ponendosi delle domande a priori, dissetando prima di tutto il loro bisogno di conoscenza dell'anima per mezzo dell'umiltà, donando in tal modo la loro essenza nelle mani della fede e rimettendo a Dio la decisione finale. Affidandosi totalmente all'universo e disciplinando poco alla volta la loro vita su un modello di rettitudine. Purtroppo nell'attuale realtà pseudo-spirituale si è dato al termine disciplina una valenza poco corretta, fraintendendo questo vocabolo con situazioni legate all'obbligo e al dovere. Ma c'è una bella differenza tra l'imposizione imperativa che può arrivare dall'esterno da parte di qualcuno che ci obbliga a fare ciò che non vorremmo e invece auto disciplinare la nostra esistenza al fine di contrastare l'imposizione dei sensi attraverso la reazione dei comuni schemi mentali prestabiliti.

Se non si autodisciplina il proprio credo attraverso la costanza nella pratica si diventa facile preda della pigrizia, uno stato di inerzia mentale utilizzato dai nostri sensi per impedirci di evolvere nel percorso di crescita, mantenendo vive dentro di noi le imposizioni mentali malsane e distruttive. La costanza nella pratica è prerogativa  di chi è determinato nel raggiungimento del proprio scopo ed è anche la qualità più difficile da sviluppare, questo perché include a priori la reale volontà di riuscita da parte di chi è seriamente intenzionato a cambiare le cose.

Non chiediamoci se oggi ho voglia oppure no di praticare meditazione! facciamolo e basta! Non aspettiamo di sentirci ispirati per sdraiarci ed eseguire l'autotrattamento Reiki, perché potrebbe essere troppo tardi offrendo così ai nostri schemi mentali un'opportunità di vittoria sul nostro Sé. Prendiamo un impegno con noi stessi oggi, ora, in questo momento  scegliendo di dedicare mezzora al giorno alla pratica di una tecnica spirituale, quella più in sintonia con il nostro essere. Mantenendo viva dentro di noi tale iniziativa con costanza e fiducia, imponendoci  di non arrivare a fine giornata senza prima avere praticato la personale disciplina! Costi quello che costi!. Fino a trasformare ciò che inizialmente era un impegno in una piacevole abitudine giornaliera.

Ogni inclinazione mentale prestabilita ha due caratteristiche di base comuni: La reazione meccanica e istintiva alle azioni esercitate dal mondo esterno e la naturale tendenza a voler sopravivere malgrado i nostri sforzi atti a sostituirle. Quando pratichiamo ricerca interiore per mezzo di tecniche spirituali tali schemi mentali sentono minacciata la loro esistenza e reagiscono automaticamente con una difesa personale che può andare dall'istigare la pigrizia mentale all'interno  del praticante, fino all'aumento del disagio esistenziale della persona con lo scopo di distoglierci dalla strada del rinnovo.

Ma non possiamo e non dobbiamo cedere a tale ricatto dei sensi essi sono votati a distoglierci dalla riscoperta del Sé e faranno di tutto per annullare la nostra volontà, per questo è fondamentale auto-disciplinare la pratica interiore attraverso una sana esistenza. Impariamo a restare seduti, immobili con la schiena dritta ! Portiamo l'attenzione al respiro e al centro della fronte per tutta la durata della meditazione! Ripetiamo mentalmente il sacro Mantra Japa Om Namaha Shivaya ogni qual volta ci sentiamo agitati. Se non controlliamo prima il corpo non potremmo mai avere la meglio sulla nostra mente che dovrebbe essere utilizzata soltanto per gestire l'organizzazione pratica della vita materiale come la strutturazione logica di una normale giornata lavorativa. E non l'abbandono totale dell'esistenza umana all'oblio degli schemi mentali perché questo porterebbe ad una disarmonia del proprio essere e allo stare male con se stessi.

Non si chiede di diventare monaci o asceti, non si obbliga nessuno a rinunciare ai piaceri materiali della vita terrena anzi tutt'altro! Se siamo qui e per essere felici ed è sacrosanto diritto di ogni persona godersi quanto di meglio offre la vita. Ma più semplicemente si vuole stimolare ogni praticante a migliorare se stesso e la propria esistenza. Saranno moltissimi i momenti nel corso della vita dove l'albero del vostro Sé dovrà sopportare infinite tempeste di passioni mirate a distogliervi dalla pratica spirituale. Ma se avrete sviluppato qualità come costanza e disciplina nella pratica non avrete nulla da temere perché saprete cosa fare. E anche quando nel giorno più buio vi sentirete confusi, sconfitti, spaventati e vi sembrerà di aver perso tutto. Ciò vi darà la forza di scendere nell'oblio dei vostri sensi armati soltanto del vostro coraggio a guardare in faccia il principio delle vostre paure più nascoste per gridargli a muso duro che: Potete abbattere il mio corpo! Ma la mia anima resterà indissolubilmente legata alla volontà del mio spirito ad esistere e comunque vada sarò vincente!.

Marco Milione

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