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MASTER REIKI

(Shinpiden)

A Cura di Marco Milione (Milano 2002)
Decidere di intraprendere oggi la via dell'insegnamento della tecnica Reiki scegliendola come lavoro, equivale a prendersi una bella gatta da pelare. Sopratutto se si sceglie di lavorare in una sintonia basata sull'etica e la razionalità, utilizzando questo come opportunità di crescita personale. In primo luogo perché ci si trova giornalmente a fronteggiare le proprie paure sostenute dalla necessità dell'ego ad esistere. E come secondo punto non meno importante perché ogni persona, ogni situazione, ogni messaggio  che l'universo ci invia equivale ad aprire uno specchio riflesso sui lati che oscurano la nostra anima e che vanno a ripercuotersi inevitabilmente sui propri stati d'animo. Per questo sostengo che bisogna prepararsi ad avere le spalle molto larghe.

Per quanto l'astra grande maggioranza degli attuali Master in circolazione non lo ammetterà mai razionalmente e che la molla che spinge un individuo a prendere il Master di Reiki è l'ego. Solitamente l'insegnante Reiki viene visto dall'esterno come colui che sta al centro dell'attenzione e alla maggior parte delle persone fa comodo vedere ciò, perché cosi si delegittimano dalla responsabilità di pensare per se stessi, tralasciando il più delle volte il lato umano dell'insegnante con tutti i suoi pregi e difetti.

E visto e considerato che a tutti piace essere posti al centro dell'attenzione, senza rendersene conto si viene avvolti dalla spirale del proprio ego perdendo di vista l'ideologia sentimentale che ci aveva trasportato. Si corre il rischio di implodere su se stessi diventando dipendenti dagli altri e dal bisogno di ricevere la loro attenzione; quando fino al giorno prima magari insegnavamo che Reiki e un energia di libertà, amore e spiritualità.! Ci si ritrova il giorno dopo ad istigare subdolamente in maniera molto velata la paura nelle persone con lo scopo di tenerle legate a noi; magari attraverso l'utilizzo di giochi psicologici collettivi che non hanno nulla a che fare con Reiki ma che servono unicamente ad esaltare l'ego di massa per dare ad ogni singolo membro del gruppo i suoi 2 minuti di gloria davanti agli altri, appagando così il bisogno d'attenzione della gente con lo scopo di creare dipendenza da ciò.

E molto bello parlare di argomenti come Amore, Spiritualità, Rispetto reciproco, Leggi energetiche che governano l'universo. Ma una cosa è parlare e un altra è viverle!. Purtroppo questa è la grandissima pecca della società odierna che sempre più ci spinge ad imitare e mai ad essere, portando a comportamenti poco coerenti con se stessi e con ciò che si insegna e prima o poi le persone che sono vicino a noi se ne accorgono perché non c'è coerenza tra quello che si dice e ciò che si fa.! In fondo il Master Reiki non è altro che un allievo nei confronti dell'universo e di ciò che rappresenta l'energia. Anzi se proprio vogliamo dirla tutta il termine che Usui era solito usare non era Master ma bensì  Shinpidem, che significa Insegnante. Master è un termine onorifico che viene utilizzato nei confronti del maestro illuminato; e non credo proprio che questo sia lo stato di tutti gli insegnanti Reiki attualmente in circolazione. Del resto a chi non farebbe piacere giostrare le forze universali plasmando eventi e materia a proprio piacimento!? Ma il vero Maestro non è colui che usa tali forze per soddisfare il proprio ego e i desideri della mente. Ma colui che rimette la propria volontà nella fede divina affinché interagisca attraverso lui.

Analogo discorso non cambia se lo si rapporta alla figura dell'insegnante Reiki, che non dovrebbe mai! sfruttare il suo ruolo per ottenere un posto di predominanza sugli altri. Ma bensì il suo insegnamento dovrebbe arrivare  per mezzo dell'esempio vivente e non con le parole. E inutile che l'insegnante sproni le gli allievi ad auto-trattarsi con Reiki quando lui è il primo che non pratica ! Non serve a niente parlare d'amore o pavoneggiarsi davanti alle persone facendo bellissimi discorsi preparati a tavolino sul rispetto della vita e su quanto ci si debba volere bene.! Quando l'esempio di vita dello stesso Master è impostato sulla materialità e l'esasperazione dell'ego. Perché inevitabilmente l'insegnamento avviene attraverso l'esempio; e la coerenza tra ciò che si pensa, ciò che si dice e ciò che si fa e una prerogativa indispensabile se si vuole lavorare seriamente, prima su se stessi e in un secondo momento su gli altri.!

Verità, Semplicità, Amore. Queste sono le tre regole di vita che ci ha lasciato Mahavatar Babaji che se applicate correttamente in tutte le sfere del quotidiano portano al successo personale; qualunque sia l'esito finale degli eventi. Ma come si può essere sinceri con gli altri se prima non lo si è con se stessi? Come si può pensare di dare amore al prossimo quando le nostre decisioni sono guidate dalla cupidigia e dalla paura? Non conta ciò che mostriamo all'esterno, ma e il pensiero originario che ha provocato tale scelta che determina il risultato. Per questo e molto importante l'autoanalisi personale domandandosi spesso: per quale motivo sto facendo ciò.! Un azione guidata dall'amore non provoca rimpianti di nessun tipo, sopratutto non presenta mai il conto da pagare attraverso esclamazioni del tipo: Dopo tutto quello che ho fatto per te mi ripaghi cosi! Perché se questo accade probabilmente la scelta originaria che inizialmente avevamo fatto non era guidata dall'amore ma soltanto dal condizionamento arrivista Io ti do  per ricevere in un secondo tempo!

Quante volte ragioniamo così nei confronti della compagna, dell'amico, dell'allievo, a volte addirittura nei confronti di Dio. Il vero amore trova la suo nutrimento nell'atto stesso di dare. Una madre quando allatta  il figlio non lo fa perché spera che un giorno il bambino la ringrazi di questo, ma perché è un atto naturale trovando la sua realizzazione nel dare. Che cosa succederebbe se Dio iniziasse a giudicare così come giudicano gli uomini!? all'istante scomparirebbe tutto il creato perché verrebbe meno il principio della vita stessa basata sull'amore perpetuo e incondizionato. Quando il sole sorge la mattina non fa distinzioni tra buoni e cattivi, illumina sia il santo che il peccatore riconoscendo in loro l'unicità di base onnipresente nell'universo; e questa dovrebbe essere una grande lezione di vita per tutti. Quando impareremo ad amare sinceramente anche il nostro più acerrimo nemico nel momento stesso in qui questi ci causa dolore, allora avremo fatto un sostanziale passo in avanti nella riscoperta del nostro Sé. Poiché avremmo riconosciuto lui come parte di noi stessi meno evoluta. (Lo stesso principio che portò il Cristo sulla croce ad esclamare: "Padre perdona loro perché non sanno cosa Fanno!"). Ma fino ad allora saremo solo capaci di sperimentare un amore limitato ed egoistico prendiamone atto in quanto tale cercando di migliorarci giornalmente attraverso la pratica costante.

C'è soltanto un modo per fronteggiare l'ego con i suoi tranelli:  Ovvero coltivando l'umiltà. L'unica vera cura in grado di tenerci centrati sul nostro equilibrio interiore. Non vorrei essere frainteso quando parlo di umiltà poiché una grandissima fetta di persone associa il termine umile con il verbo non meritare. Non è così,! ma più semplicemente  umiltà concepita come capacità e volontà di mettersi costantemente in discussione in ogni istante della propria esistenza. In questo modo ci si può predisporre ad una concezione obbiettiva e razionale su se stessi e sul lavoro che si sta svolgendo. Ascoltando l'anima nel profondo silenzio della coscienza si può percepire  la giusta via. L'anima a differenza del singolo individuo non comunica con le parole, ma trasmette la sua volontà con i sentimenti. E' molto importante ogni qual volta se ne ha l'opportunità abbandonare la massa di persone con le loro tentazioni per ritirarsi nel silenzio della meditazione interiore volgendo lo sguardo sulla propria intimità contemplando l'infinito. Imparando in tal modo a scindere tra le emozioni  determinate dal volere dei sensi e i sentimenti scaturiti dal desiderio dell'anima. Qualsiasi emozione che derivi dalla paura, dal senso di colpa, solitudine e abbandono non ha a che fare con la più alta espressione del vostro Sé. Di contro, sentimenti derivanti dalla gioia, dall'amore, dal benessere e dall'armonia sono parte integrante dell'eredità divina intrinseca in ogni singolo essere vivente.

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Aum Amriteshwaryai Namah 

Marco Milione