La meditazione è un antichissima pratica venutasi a formare nel momento stesso in cui l’uomo iniziò a
sentire l’esigenza di rispondere alle tematiche riguardo il suo essere incarnato sulla terra. I
primi a praticare e studiare i benefici di questo metodo furono i Rishi arcaici saggi indiani che
perfezionarono diversi metodi di ricerca interiore impostati sullo studio delle sonorità, del
movimento, della respirazione, alimentazione, influenze karmiche, ecc.. Nel corso della storia sono
arrivate da noi in occidente diverse forme di meditazione impostate sulla respirazione, per mezzo di
riti visualizzativi particolari, o anche attraverso l’utilizzo di suoni dalla cadenza ipnotica.
Tutti i metodi sono validi purché vengano eseguiti nella maniera corretta. E anche se inizialmente
può sembrare che partano da principi differenti il loro fine e il medesimo: La sperimentazione del
benessere supremo per l’essere umano. Il principio della meditazione yogica e molto semplice: Grazie
alle antiche sonorità studiate dai Rishi si trascende la razionalità della mente
riportando l’individuo a un suo naturale equilibrio psico-fisico. Detto questo
potrebbe sembrare che la meditazione sia una qualche forma di semplice
rilassamento o di auto ipnosi ! ma non è così. Perché una cosa e dirigere la
mente attraverso la concentrazione verso una zona decisa a priori dal singolo
individuo. E l’altra invece e lasciare che la mente fluisca verso lo stato
naturale del suo essere. Ciò e possibile perché non si obbliga la mente ad
essere ingabbiata con una imposizione innaturale, ma con la stessa familiarità
con qui la mente viene attratta da una musica piacevole, allo stesso modo si
permette che essa si abbandoni al suo stato naturale di pace.
La nostra mente è
come un immenso territorio esplorato soltanto in minima parte e per abitudine inconscia scegliamo
sempre di soggiornare nella zona a noi più familiare ripetendo automaticamente gli schemi mentali
installati nel corso degli anni, ed evitando così accuratamente di esplorare zone sconosciute.
Se la analizziamo nel dettaglio scopriremo che ha la stessa struttura di un computer reagisce alle
azioni esterne in proporzione alle informazioni immagazzinate precedentemente, questa è la ragione
per qui ponendo 10 persone davanti ad una situazione comune automaticamente avremo 10
interpretazioni diverse della medesima situazione. Perché ognuno la vivrà secondo il proprio punto
di vista personale e in base alla propria esperienza di vita. Il carattere di una persona si forma
nei primi tre anni di vita, in quell’arco di tempo l’individuo si presenta nei confronti del mondo
in maniera totalmente aperta ed esente da preconcetti, recependo automaticamente in base alla
propria inclinazione caratteriale qualunque informazione impartitagli dall’esterno e dalle persone a
lui più vicine, (solitamente i genitori) attraverso l’esempio ripetuto con azioni e modi di dire
prende vita una considerazione individuale della realtà esterna. Già nel momento in qui l’infante
esce dall’utero materno vive delle sensazioni fatte di suoni, odori, sapori e percezioni tattili che
tradurrà in futuro con delle elementari affermazioni. Cristallizzate nel corso del tempo nelle varie
credenze che contraddistinguono la vita di ogni soggetto. Questo è uno dei motivi per
qui una persona risulta caratterialmente più incline al pessimismo o all’ottimismo andando così ad
influenzare automaticamente tutto il corso della propria esistenza. Volutamente ho sottolineato
uno dei motivi perché alla base del carattere individuale, della fortuna o della malasorte
si mescolano diversi agenti non tutti calcolabili razionalmente attraverso logiche mentali, ma sono
risultanti vettoriali da ricondurre alle influenze karmiche di ogni singolo
individuo. (Se vuoi saperne di più sul Karma clicca
qui)
In base alle teorie
sopraccitate si comprende facilmente che il risultato della nostra esistenza viene
automaticamente ricondotto ad una realtà già presente dentro di noi. Riflettendo automaticamente
nella vita di tutti i giorni gli stati d’animo vissuti interiormente. Se mentalmente nutriamo
sentimenti di ansia, paura, stress, rabbia, nevrosi e frustrazioni, inevitabilmente andremo a creare
nella vita di tutti i giorni una realtà fondata su paure, nevrosi, frustrazioni e rabbie. Senza che
ci sia alcun cambiamento oggettivo nel corso del tempo fino a quando non si interverrà sulla radice
di tali problematiche trasformando i sentimenti di odio in amore. Per fare questo però è necessario
eliminare tutto lo stress esistente dentro di noi. Spesso sentiamo parole come stress e ansia, ma
che cos’è lo stress? Cerchiamo di analizzarlo per comprenderne i suoi effetti.
Lo stress è un
sovraccarico di energia psico-emotiva che si forma istante per istante nella nostra mente a causa
della trasmissione dei nostri pensieri, dove attraverso la perpetua azione mentale va espandendosi
sotto forma di onde circolari simili allo stesso effetto creato da un sasso lanciato nello stagno;
andando automaticamente ad intaccare e ad appesantire tutta la struttura cerebrale, rendendo così
difficoltosa la trasmissione di nuovi pensieri. Questo offusca il tempo di reazione della nostra
mente, disturba il ragionamento logico e la capacità di concentrazione restringendo il campo
d’azione mentale, ed inibendo per ultimo tutto il sistema immunitario favorendo l’insorgere di
malattie. Ogni volta che eseguiamo un pensiero di qualsiasi tipo all’interno della mente avviene uno
scambio di informazioni tra i neuroni cerebrali; durante questo processo viene utilizzata un certo
quantitativo di energia psichica che si renderà necessaria per portare a termine tale operazione.
L’utilizzo e lo smaltimento delle energie mentali è molto simile ciò che avviene nel nostro
organismo. Noi assimiliamo energia dall’acqua, dal cibo e dall’aria. Estraiamo ed utilizziamo la
sostanze ricche che ci servono per il mantenimento del corpo, ed evacuiamo attraverso le feci e
urine ciò che non ci serve.La stessa cosa avviene nella nostra mente, quando eseguiamo un pensiero
utilizziamo un certo qualitativo e quantitativo di energia che verrà inevitabilmente sfruttata con
relativo scarto alla fine del procedimento. Tale scarto viene definito STRESS.
Le trasmissioni dei
pensieri non sono tutte uguali, non causiamo sempre lo stesso quantitativo di stress con tutti i
pensieri; ma la produzione di stress è direttamente proporzionale al qualitativo emotivo del
relativo pensiero, tanto più carichiamo emotivamente i nostri pensieri e tanto più lo scarto di
stress che ne uscirà sarà maggiore. Per questo motivo sentimenti come paura, rabbia, odio e nevrosi,
che sono impulsi dalla notevole carica emotiva producono un abbondante quantitativo di stress. In
base a tale principio possiamo comprendere che lo stress non solo è causato da sentimenti negativi,
ma può essere prodotto anche da sentimenti positivi. Ogni pensiero crea stress quindi quando
pensiamo alla persona amata, quando siamo felici per un evento particolare, quando gioiamo per un
episodio particolarmente raggiante della nostra vita carichiamo comunque la mente con stati d’animo
emotivamente potenti andando automaticamente a produrre stress, con risultati molto simili ai
fenomeni visti precedentemente. Certo a livello di sentimenti ogni persona preferisce la felicità
all’odio, ma a livello di trasmissione mentale determinata dagli impulsi cerebrali la risultante
resterà invariata. Tutta questa ansia rimane latente nella nostra mente, non può essere eliminata
attraverso un vacanza oppure un buon sonno perché molto spesso è talmente antica e cristallizzata
dentro di noi (si pensi ad una persona di 30 o 40 anni abituata a formulare pensieri di un certo
tipo) da essere diventata parte integrante delle nostre tendenze mentali. Un contributo fondamentale
per l’eliminazione dello stress e l’apertura mentale attraverso la modifica di tutti gli
schemi mentali negativi, viene sicuramente fornita dalla pratica costante e giornaliera della
Meditazione.
Se si dovesse
definire la Meditazione con parole semplici penso che il termine più appropriato sarebbe: “ Portare
l’attenzione a...” oppure “ Prendere coscienza di...” Essere presente nel presente, nel qi e ora; quello
stato cosciente dell’essere facilmente riscontrabile nei bambini molto piccoli di due anni circa.
Quando questi giocano o sono impegnati in qualche attività didattica tutta la loro attenzione è
focalizzata in quel istante e su quel oggetto molto probabilmente perché la loro mente non è stata
ancora influenzata da un quantitativo di informazioni così elevato da permettere di essere
disturbata da un’infinità di pensieri che distolgono l’attenzione da un unico momento, dimostrando
di essere totalmente immersi in un tutt'uno con l'istante.
Questo è lo scopo della Meditazione concepire la piena totalità
dell’esistenza sotto la vigile e costante attenzione della tripartizione dell’essere. Corpo, Mente e
Spirito, sperimentati in un singolo istante dall’eterna durata.
Uno degli errori più
comuni che si commette quando si parla di Meditazione consiste nel giudicare questa pratica
prerogativa di competenza univoca di chi percorre un sentiero spirituale, come monaci orientali,
oppure ordini religiosi disciplinati da severe regole interne che ne caratterizzano lo stato. Se pur
la Meditazione è di natura spirituale e la sua pratica può essere considerata la più alta forma di
preghiera dell’essere nei confronti dell’eletto, il suo utilizzo proprio per la sua semplicità,
trascende volentieri una piccola cerchia di praticanti per poter essere facilmente alla portata di
una grandissima massa di persone. Così come il sole illumina e riscalda costantemente il nostro
pianeta ed è un bene tanto prezioso e comune a tutti gli esseri viventi anche la Meditazione ha la
capacità di illuminare ininterrottamente l’esistenza di qualsiasi coscienza. Possiamo affermare che la Meditazione è lo stato naturale
dell’essere, mentre la coscienza dell’io sono costituisce la fuga, un imposizione della mente
nell’illusione della realtà. E nella stessa maniera con cui i poli opposti si attraggono
reciprocamente, la mente viene attratta a sua volta in maniera del tutto naturale verso uno stato di
totale pace e benessere; l’unico motivo per cui ciò non si verifica è determinato dall’attrito
costituito dallo stress e da tutti gli schemi mentali che contribuiscono ad allungare la distanza
che sussiste tra mente umana e mente universale impedendo così all’individuo di sperimentare lo
stato di pura Coscienza. Ovvero uno stato di vuoto assoluto dove l’io umano va ad immergersi nel
mare di Coscienza Primordiale alleggerendo se stesso dalla prigionia degli schemi mentali con
automatica eliminazione dello stress e liberando in tal modo l’anima dalla perenne morsa dell’ego,
al fine di sperimentare lo stato del “Se e il non Se”. Una condizione dell’essere dove la
persona è perfettamente vigile e cosciente riguardo a tutto ciò che gli si verifica intorno, ma vive
tale situazione in totale assenza di giudizio di qualsiasi genere.
Nel corso di una
vita normale un individuo sperimenta 3 stati di coscienza: stato di Veglia, stato di Sonno e stato
di Sogno. Questi tre stati anche se a livelli di profondità differenti esprimono l’esistenza da un
punto di vista prettamente superficiale, sia pur per il semplice fatto che durante il loro processo
la mente continua a produrre pensieri automaticamente al di la della nostro volere. Se non per
pochissimi attimi durante lo stato di sonno, dove la mente pur mantenendo insieme al corpo la sua
attività vitale biologica scende in uno stato di riposo talmente profondo e non percettibile dalle
attuali tecnologie che monitorizzano l’attività onirica; staccando il suo normale funzionamento per
riprenderlo quasi immediatamente, in quel lasso di tempo l’anima si ricongiunge a Dio ritemprando se
stessa dal peso di una giornata incarnata nella materia. Questo è lo scopo del sonno, permettere
all’anima di riunirsi al Creatore. Da ciò dipende anche la qualità del nostro sonno, tanto più
scendiamo in contatto con il divino dentro noi e tanto più la mente e il corpo ne beneficeranno
durante lo stato di veglia. A volte dormiamo anche 10 ore per notte risvegliandoci stanchi e
affaticati la mattina successiva, altre volte invece dormiamo solo 2 ore sentendoci riposatissimi al
nostro risveglio. La motivazione di ciò è da ricercarsi in quel piccola frazione di tempo trascorso
a contatto con Dio. Non a caso i bambini appena nati dormono parecchio e passando molto tempo nello
stato di sonno e di sogno, per abituare l’anima gradualmente ai limiti di un corpo recintato nella
materia.
In ognuno di questi
3 stati è sempre la mente a fare da padrona creando indipendentemente dal nostro volere ogni sorta
di pensiero impostato sulle tendenze mentali prestabilite e impedendo all’anima di sperimentare la
sua vera natura. In verità tutta l’esistenza vissuta all’interno dei 3 stati di coscienza e gestita
dalla mente. Non siamo noi a scegliere i pensieri che facciamo ma sono loro a riprodursi
automaticamente con conseguenti ripercussioni sul karma (destino) individuale per mezzo di fatti che
accadono nella vita di tutti i giorni. Una delle risultanti della meditazione consiste proprio nel
fermare la mente nella produzione di pensieri auto-gestiti e di diventare noi i creatori consapevoli
dei pensieri e della nostra vita; ma per fare questo è necessario sperimentare ciò che viene
definito il 4° stato di coscienza. Uno stato che si differenzia notevolmente dai primi 3 sia per
profondità di riposo, che per l’espansione di consapevolezza superiore alla norma. Dove
l’anima si rinforza nei confronti delle attitudini mentali attraverso la discesa nel vuoto totale,
sviluppando la propria coscienza a tutti i livelli fisico, mentale, e spirituale con automatica
influenza sugli schemi mentali. Anestetizzando così l’effetto negativo che questa esercita
sull’esistenza umana. La particolarità di questo stato di pura coscienza consiste nel vuoto
assoluto, nell’abbandono di tutti i sentimenti, dei giudizi e stati d’animo legati all’ego.
Paradossalmente parlando penso che si possa paragonare al momento della morte, quando l’anima
abbandona il corpo fisico per riunirsi alla fonte originaria ritornando coscienza non dualistica in
eterno, separandosi naturalmente dai sentimenti di odio e amore, dai legami terreni ed umani,
riconoscendo in loro la falsità della materia, ciò che nella cultura indiana viene definita Maya
(illusione). Lo stesso principio avviene in meditazione, con l’unica differenza che la mente umana
diventa testimone partecipe e cosciente dell’esplosione di vita dell’eterna creazione, presenziando
in prima persona anche se per un breve lasso di tempo alla liberazione dell’essere da parte della
morsa psichica. Che va naturalmente ad allentare la sua presa fino al rilascio totale in funzione
delle profondità raggiunte. Tanto più l’anima si immerge nel supremo, tanto meno la mente influenza
il suo stato.
Immaginate la mente
rappresentata da un ragno meccanico galleggiante simile alle macchine utilizzate dagli sfascia
carrozze per raccogliere e spostare i rottami, che ha una scarsa resistenza alla pressione
dell’acqua e con lo scopo di tenere imprigionata saldamente l’anima a sé. Man mano che l’anima trova
la forza di scendere nelle profondità degli abissi il ragno meccanico allenta la sua presa a causa
della pressione marina, fino al rilascio totale e all’abbandono del suo prigioniero. Durante il
corso di una vita normale la mente galleggia sui 3 stati di coscienza avvinghiando saldamente
l’anima a se, ma quando entriamo in meditazione invece l’essere si immerge con moto avvitato verso
il supremo aggirando naturalmente gli schemi mentali che non hanno possibilità di mantenere la loro
presa, poiché in quello stato di grazia l’unica legge in vigore è caratterizzata dalla libertà e
qualsiasi pressione esercitata con lo scopo di prendere non trova ragione di esistere.
Una delle leggi basate
sull’equilibrio dei corpi fisici sostiene che tanto più si avvicina il
baricentro del corpo al terreno e tanto più il corpo resterà in equilibrio. Lo
stesso principio non cambia se lo si rapporta alla meditazione: Tanto più
riduciamo la distanza tra mente umana e il supremo e maggiormente la vita
acquisterà solidità nei confronti dell’esistenza sviluppando un naturale senso
di gioia nei confronti della stessa. La caratteristica principale
dell’insoddisfazione umana è determinata dall’approccio egocentrico al desiderio
e alla brama di potere. Ma soprattutto è da attribuirsi alla comune incapacità
di godere dell’esistenza attraverso la tripartizione dell’essere. Concepita
troppo frequentemente da un punto di vista prettamente fisico, dimenticando
spesso e volentieri l’aspetto mentale e quello spirituale. Purtroppo la società
odierna ci ha abituato a pensare a noi stessi come entità materiali limitate
alle possibilità del nostro corpo fisico e quando gioiamo, godiamo soltanto
con quel aspetto, perché ci identifichiamo con esso. La soddisfazione fisica
fine a se stessa può essere paragonata alla fiamma di un cerino da cucina, con
una forte intensità di calore al momento iniziale, ma che si estingue facilmente
in pochi secondi. Per questo una volta ottenuto ciò che desideriamo siamo
contenti i primi momenti dopodiché perdiamo interesse cercandoci un altro
appiglio mentale. Desideriamo la macchina bella, ma una volta ottenuta non ci
facciamo più neanche caso! Desideriamo il vestito alla moda, lo compriamo lo
utilizziamo 2 giorni, poi lo abbandoniamo nell’armadio! Analogo discorso può
essere applicato a tutti gli aspetti della nostra esistenza, che giornalmente si
trova a competere con tante piccole aggressioni psichiche da parte delle comuni
tendenze mentali pre-definite.
Se invece
imparassimo attraverso la meditazione, ad integrare all’interno della vita comune oltre che
all’aspetto fisico sia la parte mentale che quella spirituale noteremmo un naturale innalzamento
della soglia del piacere riflesso sotto ogni forma nella vita di tutti i giorni. In tal modo il Se
interiore va così esprimersi appieno sul piano materiale espandendo le sensazioni personali a
livelli evolutivi sempre più sofisticati; ad esempio riscoprendo noi stessi nella contemplazione
silenziosa di un magnifico campo di girasoli che prima neanche notavamo, re-imparando a gioire
maggiormente di tutte quelle piccole cose che accrescono il gusto della vita. La fresca area del
mattino inebriata attraverso i polmoni e i pori della pelle, il profumo della terra bagnata dopo un
temporale primaverile, la sonorità del vento autunnale attraverso le foglie degli alberi e così via
ogni situazione guadagnerebbe un sapore diverso, una nuova identità. Le relazioni con gli altri
migliorano, questo perché le persone si sentono maggiormente attratte da un animo
tranquillo piuttosto che una individuo che esprime irrequietezza. Fino ad influenzare positivamente
a macchia d’olio tutti gli strati dell’esistenza umana, studio, lavoro, tempo libero, relazioni
affettive, vita familiare. Quindi alla domanda: Perché praticare meditazione?: Semplicemente per
godersi tre volte tanto il proprio quotidiano.
Contrariamente a
quanto si crede imparare la tecnica della meditazione yogica risulta essere più semplice che
spiegarla. Qualsiasi persona sia essa donna, uomo, bambino, anziano, di qualunque cultura la può
apprendere in tre lezioni da un ora e mezza l’una o anche in un corso di una giornata. L’unico requisito
che viene richiesto perché funzioni, consiste nell’avere la costanza di dedicargli mezzora al giorno
per la pratica. E molto piacevole da esercitare, non crea dipendenza ne tanto meno dogmi religiosi,
qualunque persona appartenente a qualsiasi fede la può praticare senza cambiare nulla al
proprio credo. E semplice, distensiva, gradevole, rilassante e rinvigorente. E cosa più importante
non ha controindicazioni di nessun tipo.
Aum
Amriteshwaryai Namah
Marco
Milione