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DA DOVE ARRIVA IL POTERE DI GUARIGIONE DI UN TERAPISTA? A cura di Marco Milione (Milano 2006) Si sono fatti molti esperimenti sull'efficacia dei pranoterapeuti e sulla loro capacità di guarigione, inizialmente eseguiti attraverso l'intervista diretta dei pazienti e in un secondo tempo mettendo appunto dei rilevatori di frequenza energetica che mette sotto esame il potere di cura di ogni singola mano nei suoi particolari. Così si è arrivati a comprendere che alcune persone sono più dotate di altre nella pratica della guarigione pranica, o devono possedere un particolare tipo di magnetismo che si rende necessario nell'utilizzo di questa tecnica. In seguito si e intuito anche che alcuni terapisti hanno un'energia più propensa per curare meglio solo alcuni tipi di patologie più in sintonia con la loro personalità! Tuttavia sorge spontaneo porsi un quesito a riguardo, ovvero: Da dove arriva questa capacità di guarigione? Nella Medicina Tradizionale Cinese: M.T.C Insegnano che la radice del Qi (energia) individuale è situata fisicamente tre dita sotto l'ombellico e tre dita all'interno della pancia, all'altezza del secondo chakra quella zona che è chiamata nella cultura Giapponese: Tan Dien. In questo punto risiede tutta l'eredità energetica dell'individuo. Quella sorta di batteria energetica che viene conferita al momento del concepimento sessuale, dall'unione del padre e della madre e in virtù delle delle congiunzioni astrali presenti in quel momento. Tale energia è chiamata appunto Jing la radice del cielo anteriore. E non c'è verso di poterla ricaricare ma la si può soltanto conservare al meglio e ci accompagnerà per tutta la durata della nostra esistenza fino al suo esaurimento (la morte). Inizialmente si pensava che un pranoterapeuta fosse un individuo che avesse ricevuto un'eredità energetica molto vasta in sovraccarico e avendo energia più che a sufficienza per se stesso la potesse utilizzare per curare gli altri. Effettivamente esistono persone energeticamente iper-produttive, ma tuttavia in contro tendenza a ciò che si racconta nelle varie scuole triennali di pranoterapia questo non è un requisito fondamentale per pratica della stessa. Chiunque la può imparare basta aver voglia di portare benessere al proprio prossimo e un minimo di impegno nell'apprendimento di questa tecnica. Cominciamo col dire che il reale potere di un pranoterapeuta deriva non dalla sua energia interiore ma dalla sua capacità di concentrazione, non a caso è il potere mentale che si impone sul dolore altrui servendosi delle mani come mezzo di contatto tra terapista e paziente. Il pensiero e l'energia originaria della creazione e attraverso il suo utilizzo consapevole si può arrivare a smuovere anche le montagne. supponiamo che ci si trovi davanti ad un paziente che ha problemi gastro-intestinali e con le nostre mani trattiamo il caso con delle tecniche prestabilite. Se ci affidiamo soltanto alla tecnica otterremo dei minimi risultati, tuttavia se oltre alla tecnica portiamo attenzione al punto situato tra le nostre sopraciglia e mentalmente ci connettiamo con lo stato dimensionale in cui il nostro paziente e uscito dalla malattia visualizzandolo che ci ringrazia per il benessere ottenuto dando energia a questo pensiero per tutta la durata della terapia, molto probabilmente e ciò che si verificherà. Non conta ciò che si fa ma l'intenzione che c'è a monte che determina il risultato finale. L'energia segue il pensiero e le tecniche che si imparano servono soltanto a veicolare la mente. Se sto trattando un fegato congestionato e imponendo le mani desidero che la mia energia vada ad agire affinché l'organo si decongestioni visualizzando il malessere che abbandona il corpo, essa lavorerà in quella direzione seguendo gli ordini della mente. Tutte le tecniche apprese durante la formazione scolastica servono unicamente ad inserire l'imput mentale affinché si ottenga quel risultato specifico. Del resto, non di rado mi è capitato di incontrare pranoterapeuti naturali che dopo aver frequentato il corso triennale di pranoterapia avevano constatato che | ||||