Una delle domande più frequenti che mi viene
rivolta dai riceventi prima di iniziare la terapia Reiki è la seguente : “ma quante sedute
occorrono per risolvere il mio problema” ? La risposta
è sempre la stessa. Non si può quantificare il numero esatto dei trattamenti Reiki che servono per
risolvere una certa problematica. In parte perché con Reiki diventiamo canali di guarigione
sfruttando cosi i benefici dell’energia universale e solamente una piccola percentuale della
nostra energia influenza lo stato di salute del paziente. Inoltre teniamo bene a mente che Reiki non
porta la guarigione dall’esterno, ma va a risvegliare il naturale principio di autoguarigione che
risiede dentro ognuno di noi; delegittimando così l’operatore dal risultato finale qualunque esso
sia.
Premesso
questo è facilmente comprensibile capire che non siamo tutti uguali, ogni persona ha il proprio
percorso spirituale e le proprie esperienze da fare, tutte inerenti alla riscoperta interiore. Per questo
quantificare esattamente in termini di numero i trattamenti necessari per curare ogni singola
disarmonia è pressoché impossibile. Anche perché possono capitare due riceventi dove apparentemente
presentano la stessa patologia; solo che nel primo caso bastano 10 sedute per ottenere un risultato,
mentre nel secondo caso magari occorrono 20 o anche 30 trattamenti per raggiungere un risultato
valido. Non conta la gravità della malattia che si manifesta nel corpo fisico quanto la profondità
della disarmonia all’interno di noi stessi.
Tuttavia,
esistono dei canoni di valutazione complessivi che si possono applicare ad ogni individuo, dettati
per lo più dal buon senso piuttosto che dalla certezza matematica e scientifica.
Personalmente consiglio sempre ad ogni mio ricevente di sottoporsi almeno ad un ciclo di 10 sedute
per raggiungere i primi risultati, anche se devo confessare che ci sono state ben poche
persone che non hanno riscontrato un miglioramento subito dopo i primi trattamenti.
Ed anche qualora il sintomo dovesse scomparire quasi immediatamente (dopo 4, 5 o 6
trattamenti), il mio consiglio è sempre quello di continuare la terapia con qualche seduta in più.
Questo perché non è detto che l’eliminazione del sintomo corrisponda alla soluzione della disarmonia
a livello spirituale. Di
conseguenza qualora si mostri troppa leggerezza nella valutazione terapeutica del disturbo è
possibile che la problematica si ripresenti in un secondo tempo, magari con una disarmonia
differente.
Nell’ambito
tecnico della terapia Reiki l’approccio al paziente e alla cura di quest’ultimo, segue uno schema
ben preciso, dove per qualunque malattia si andrà ad eseguire sempre la stessa procedura ovvero : il
paziente dovrà sottoporsi a 4 trattamenti base ravvicinati nel tempo tra loro “questo significa
ricevere un trattamento al giorno per 4 giorni consecutivi”. Dopo di che in un secondo tempo
continuare la terapia con 1 o 2 trattamenti alla settimana, a seconda della necessità del ricevente
fino alla completa guarigione.
I quattro
trattamenti base consecutivi non sono stati inventati come qualcuno malignamente può pensare per
fare arricchire velocemente l’operatore Reiki. Tutt’altro, perché nell’arco del tempo e degli
esperimenti che sono stati svolti a riguardo, si è capito che 4 trattamenti consecutivi sono il
minimo indispensabile che occorre per fare instaurare all’interno del ricevente il principio di
autoguarigione. Quando
invece si presentano riceventi con problematiche molto serie, per esempio tumore, leucemia, o
malattie terminali, etc… si andrà ad operare in maniera più incisiva. Ovvero, si
sottoporrà il ricevente a 21 giorni di trattamenti consecutivi, ( un trattamento al giorno per 21
giorni. ) dopo di che si sospende la terapia per una settimana per ricominciare subito dopo con
altri 21 giorni di trattamenti fino alla completa guarigione.
Potenzialmente con Reiki è possibile curare qualsiasi malattia, ma non pensiamo che una volta preso
il primo livello o il secondo livello Reiki possiamo andare in giro a dispensare miracoli ovunque.
Credo
sinceramente che al livello di coscienza attuale dell’umanità i miracoli vengono fatti dagli
illuminati o dai santi; tuttavia ritengo che non bisogna neppure limitare noi stessi o le nostre
possibilità. Ricordiamoci che l’essere umano è dotato di quella scintilla divina che lo accomuna a
Dio in ogni istante della sua esistenza, questa scintilla di vita è conosciuta da tutti con il nome
di amore ed è proprio nel nome dell’amore che noi agiamo quando ci connettiamo con Reiki. Per questo è
importante che da parte dell’operatore ci sia un atteggiamento onesto e di distacco. Onesto
perché l’operatore non dovrà mai per nessun motivo alimentare le aspettative del paziente, per un
proprio tornaconto personale. Informando a priori il ricevente di come funziona esattamente la
tecnica Reiki. Di distacco
invece, perché è giusto che l’operatore tenga da parte il più possibile il proprio ego durante il
corso della seduta, lasciando che l’energia Reiki agisca senza nessuna interferenza mentale da parte
propria.
Molto spesso desideriamo che la
persona che ci si presenta guarisca a tutti i costi dal proprio male, ma ciò non
dipende da noi e ci esula da quelle che possono sembrare le nostre
responsabilità. In fondo, che cosa ne sappiamo di quale sia il percorso di
crescita di un individuo ? Siamo veramente in grado di stabilire quale sia
realmente la scelta e la volontà di un anima altrui ? Ogni volta che utilizziamo
Reiki su di un paziente, Rei la coscienza divina interagisce attraverso noi in
concomitanza con il Se superiore del ricevente. L’operatore in quel momento è
soltanto un canale che fa da tramite tra Dio e l’Uomo. Quindi la riuscita o
l’insuccesso apparente non sono indice di bravura o mediocrità dell’operatore,
ma più semplicemente è l’espressione di un percorso di riscoperta talmente vasto
e complesso che la semplice coscienza dualistica dell’essere umano fa fatica
comprendere.
Probabilmente questo atteggiamento
di realizzazione da parte dell’operatore è dato dal fatto che richiedendo un
compenso monetario per i suoi servizi si senta di conseguenza in dovere nei
confronti del ricevente. Dimenticando molto spesso che quando il paziente paga
l’operatore Reiki, non paga l’energia Reiki, ( anche perché non sarebbe
quantificabile in danaro ), ma bensì paga il tempo che l’operatore gli dedica
durante il corso della seduta. Vorrei concludere adesso ricordando che quando si
lavora con Reiki non esistono successi o fallimenti ma più semplicemente
opportunità di crescita sia per l’operatore che per il ricevente, e se riusciamo
a lavorare in questa sintonia avremmo sicuramente fatto un grandissimo passo in
avanti, poiché ogni qual volta ci si connette con Reiki ci si connette con
un’energia d’amore; e l’amore, quello vero incondizionato ed esente da ego è
sempre un successo.
Aum Amriteshwaryai Namah
Marco Milione